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La prima cosa che bisogna sottolineare è la definizione del processo. Il sistema presentato è completamente lacunoso di dati tecnici, ma è chiaro che si tratta di un gassificatore e che rientra nella categoria dei processi a caldo degli inceneritori (vedi documento di Medicina Democratica). Infatti la normativa europea e nazionale afferma: impianto di incenerimento: qualsiasi unità e attrezzatura tecnica, fissa o mobile, destinata al trattamento termico di rifiuti ai fini dello smaltimento, con o senza recupero del calore prodotto dalla combustione. Sono compresi in questa definizione l'incenerimento mediante ossidazione dei rifiuti, nonché altri processi di trattamento termico, quali ad esempio la pirolisi, la massificazione ed il processo al plasma, a condizione che le sostanze risultanti dal trattamento siano successivamente incenerite. La definizione include il sito e l'intero impianto di incenerimento, compresi le linee di incenerimento, la ricezione dei rifiuti in ingresso allo stabilimento e lo stoccaggio, le installazioni di pretrattamento in loco, i sistemi di alimentazione dei rifiuti, del combustibile ausiliario e dell'aria di combustione, i generatori di calore, le apparecchiature di trattamento, movimentazione e stoccaggio in loco delle acque reflue e dei rifiuti risultanti dal processo di incenerimento, le apparecchiature di trattamento degli effluenti gassosi, i camini, i dispositivi ed i sistemi di controllo delle varie operazioni e di registrazione e monitoraggio delle condizioni di incenerimento;” (cfr. art. 2 comma 1 Dlgs 133/05). Va inoltre che la stessa società costruttrice dell’unico esemplare al mondo (cioè quello di Husavik) lo inserisce nella lista degli inceneritori costruiti. A differenza della maggior parte degli inceneritori di ultima generazione (e comunque progettati nei decenni passati), il dissociatore presentato accetta in entrata, a detta della ditta venditrice, tipologie varie di rifiuti, anche tal quale. Questo è in netto contrasto con una poco chiara volontà di differenziare e riciclare gli RSU. Inoltre tecnicamente rende il processo a basso grado di stabilità. Processo, poi, che va considerato nella sua caratteristica di lavoro in modalità batch, quindi non continua, con tutti i difetti del caso. E’ difficilmente plausibile che uno strumento del genere possa ricevere, in una situazione come quella campana, dove la differenziata è ancora una politica da intraprendere e la gestione dei rifiuti avviene con pochi controlli, materiale in entrata che possa offrire sufficienti garanzie di processo. Nella prima parte del processo vi è l’utilizzo di combustibile esterno (particolare anche questo non approfondito) per avviare la combustione necessaria. La temperatura raggiunta, a quanto pare, varia tra i 350 e 600°C (vedi test Sapienza Università di Roma), temperature quindi di massima produzione di diossina.. Né si può parlare di pirolisi completa, data la non totale assenza di ossigeno (non garantibile in ogni caso, data la variabilità della tipologia di rifiuti in ingresso). Quello che avviene in realtà è un semplice processo di gassificazione della parte organica, quindi praticamente una metodologia già vecchia, inutile e dannosa, dato che tale tipo di rifiuto è più vantaggiosamente (sotto un punto di vista economico, ambientale e sanitario) utilizzabile per un processo a freddo di produzione di compost. Questo basta e avanza a bocciare già completamente l’idea di un “dissociatore molecolare”. In uscita a questa prima fase del processo in batch abbiamo, oltre ad una quantità di diossina non opportunamente verificata, la presenza non riportata di: TOC, HCI, HF, SO2, NOx, CO, Hg, metalli pesanti e altro. Un discorso a parte va fatto sulle nanopolveri, di cui non si fa menzione e che comunque si tende a valutare esclusivamente con un rapporto (peso)/(volume d’aria) e non in base alla quantità numerica delle polveri più sottili (<PM2,5), misurazione che invece andrebbe valutata in seguito agli studi della Nanodiagnostics. Va poi sottolineato che una cosa è riportare (e finora in maniera molto carente) le misurazioni all’interno del sistema (non chiuso) dei processi di combustione ed un’altra è invece quella all’esterno. Processi di associazione molecolare e quindi di creazione di inquinanti avvengono ai vari strati atmosferici. Nutriamo forti dubbi sulla volontà ed, in particolare, la capacità di una valutazione corretta, approfondita ed indipendente di tutti gli inquinanti possibili. Si nota dalla stessa scarna e superficiale relazione della Sapienza Università di Roma che già i soli primi test non sono di approfondimento sufficiente (nel documento infatti si usano termini del tipo “il cloro dovrebbe essere preferibilmente sequestrato…”, “è presumibile che…” o “questo punto sarà comunque oggetto di ulteriori approfondimenti”). Tutta la motivazione ideologica che viene a montare “pro-dismo” riguarda la produzione di syngas. Quest’ultimo è un gas sintetico, di composizione varia, della quale non si hanno precise informazioni in questo caso. E’ ovvio che ricada su quest’ultima inaffidabilità la questione della poca stabilità del processo intero. Allo stesso modo non si fa menzione dell’inquinamento prodotto per la pulizia del gas risultante, al fine di renderlo commerciabile. In sintesi si tratta di un gas dal bassissimo potere calorifico (molto probabilmente utilizzabile solo come piccola parte di miscela con metano) e dal rischio di inquinamento per tutto il processo di pre-trattamento che non viene mai preso in considerazione nei documenti presentati. In uscita, oltre il syngas ed i particolati vari, ci ritroviamo una buona parte di massa solida sotto forma di sostanze vetrificate, metalli surriscaldati e ceneri, oltre una quantità non considerabile di percolato, ed eventuali fanghi per la purificazione del syngas. In definitiva possiamo affermare che: Il cosiddetto “dissociatore molecolare” non è altro che un inceneritore comprensivo di un processo di gassificazione della parte organica; Questa pratica è inutile se a valle della differenziata si sceglie la via più pulita ed economica del compostaggio e del trattamento a freddo (meccanico e biologico); I dati riportati sono lacunosi e incoerenti; Non ci sono garanzie né su eventuali capacità di controllo né sulla stabilità del processo. Avendo la Campania esperienza di occultamento di rifiuti tossici in discariche e in processi di smaltimento vario dei rifiuti, il gassificatore presentato, accettando in ingresso anche i rifiuti indifferenziati, si presta ad essere obiettivo delle stesse vie illegali di smaltimento. Non si vede quindi con cosa motivare la scelta di un sistema a caldo, che trasforma i rifiuti in inquinanti vari e del syngas incerto, laddove un processo virtuoso di differenziazione spinta (anche tramite TMB) è nettamente più economico, ecologico e sostenibile! Per questo motivo il dissociatore molecolare, così detto, non può che essere una proposta da bocciare in toto. |